La mitosi in piscina
Una piscina e una bella coreografia a sfondo scientifico. Ecco come un gruppo di spiritosi scienziati ha trovato il modo di illustrare la mitosi in una pausa di un serio retreat della UCSF.
Poco didattico ma divertente.
La lezione di Emergency
E’ difficile che i giornalisti rileggano i propri articoli dopo che sono usciti. E così, nel giorno in cui Emergency ha deciso di ritirare il proprio personale da Kabul, ho ripreso in mano un vecchio pezzo su Gino Strada che avevo scritto per Scientific American a quattro mani con il mio collega Marco Cattaneo.
Erano passati pochi mesi dall’11 Settembre, eravamo in quello strano, breve periodo nel quale perfino i media statunitensi furono genuinamente interessati a quello che succedeva di buono fuori dai loro confini. Gary Stix, storico editor di Scientific American, ci chiese di scrivere un profilo di Gino Strada. Era rimasto colpito dall’approccio pragmatico e inusuale di Emergency nel curare le vittime di guerra.
Nel sottotitolo del pezzo, Gary volle scrivere:
“…war surgeon Gino Strada is redefining what it means to
provide quality medical care in a combat zone“
Non fu l’unico a notarlo. Dopo che uscì l’articolo, diversi lettori (statunitensi) contattarono la redazione perchè volevano versare fondi all’organizzazione.
Fuori dalla mota delle polemiche politiche, ricordiamoci la grande lezione di Emergency: se vuoi costruire un ospedale devi creare un posto dove non esiteresti a portare tuo figlio. Anche se lo fai nel Terzo mondo. Anche se lo fai in una terra martoriata dalla guerra. E’ il motto non scritto che ha ispirato la filosofia di Emergency Un principio semplice, ineccepibile sul piano deontologico, ma a modo suo rivoluzionario.
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L’intervista scientifica di Borat
Oltre al noto giornalista kazako Borat, il bravissimo caratterista Sasha Baron-Cohen impersona altri personaggi politically-incorrect per la televisione britannica. In Da Ali-G show è un gangsta saccente e stupidamente provocatorio, che in questo video si cimenta nell’intervista scientifica con risultati esileranti. Tra l’altro, uno degli intervistati è Kent Hovind, un guru creazionista oggi sotto il mirino della giustizia americana.
Nella sua assurdità, il video sembra la caricatura involontaria delle peggiori interviste scientifiche che appaiono nei media: Ali-G si scatena in inutili domande sui massimi sistemi (“Yo, science, what is ‘ol about? Is it good or is it whack?“); delirio linguistico (Homo sapiens diventa homosexual con risultati fantastici); introduzioni logorroiche e confusione fra causa ed effetto (“has you ever ‘aten a banana?” diventa la domanda chiave per dimostrare la teoria di Darwin). Un vero compendio degli errori ed orrori più classici dell’intervista.
Come nel film Borat, è la reazione degli intervistati che fa riflettere: gli scienziati ( o sedicenti tali) rispondono pazientemente a domande chiaramente senza senso, perfino quando il bravissimo Baron-Cohen li trascina nel dominio del trash. Tutto pur di avere un quarto d’ora di celebrità, come direbbe il vecchio Wharol.
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La discesa dei Mongoli
A sessant’anni suonati, il professore mongolo era quasi riuscito a piazzare il colpaccio, alla faccia dei cinquecento giovani tornati dall’estero e rimasti a bocca asciutta grazie ad un fallimentare programma governativo di rientro dei cervelli.
Mentre i giovani continuavano ad incassare pareri negativi dal Consiglio Universitario Nazionale, Aldo Colleoni, console onorario della Mongolia, peraltro italianissimo, veniva chiamato dall’ università di Macerata a ricoprire un posto da professore ordinario per “chiara fama”.
Peccato che la “chiara fama” consistesse in una vantata posizione di professore all’università Zokhiomj di Ulaanbaatar (Mongolia). Peccato che, come hanno già appurato diverse inchieste giornalistiche, non solo il curriculum di Colleoni non giustifica la chiara fama, ma non esiste nessuna università Zokhiomj.
Non è un film di Totò, è la realtà tristissima della nostra accademia. Nell’ambiente dei giovani precari la storia era ormai una barzelletta amara, di quelle che dopo non sai se ridere o disperarti. Soprattutto per il fatto che il Consiglio Universitario Nazionale, così schizzinoso sulle candidature di tanti giovani, non ha battuto ciglio su quella dell’anziano aspirante professore.
Ora il ministro Mussi ha annullato per decreto la chiamata di Colleoni, ponendo fine (speriamo) alla ridicola vicenda.
Se fosse uomo di spirito, Mussi scriverebbe anche un lettera: “Amici Mongoli, lo so che avete fatto di tutto per rimandarci il nostro amato professore, ma per favore adesso riprendetevelo e mettetelo veramente a insegnare storia e geografia a Ulaanbaatar. Lo so che avete molti insegnati di valore, ma anche noi abbiamo tanti bravi giovani da sistemare. Al limite possiamo riprendercelo se promettete di assumerne un pò voi.”
Il professore mongolo non ce l’ha fatta per un pelo, ma quanti Colleoni sono invece riusciti a mettere radici nei nostri atenei?
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Bordignon: fondi ERC ultima opportunità per l’Italia
La UE mette da quest’anno sul tavolo 600 milioni di euro destinati ai progetti presentati da singoli ricercatori, scelti unicamente in base al merito scientifico. Ad Aprile scade il primissimo bando per questi nuovi finanziamenti, stanziati dall’ European Research Council.
Si prevede che la competizione per questi fondi sarà durissima. Come funzionano i bandi? A chi si rivolgono? Quali sono i criteri di selezione? Riusciranno i ricercatori italiani ad sfruttare questa opportunità?
Ascoltate la mia intervista con Claudio Bordignon, uno dei due scienziati italiani che fanno parte del consiglio scientifico dell’ ERC. Questo bando potrebbe essere l’ultima chance a disposizione della ricerca italiana. Un sistema al collasso, ma dove spicca l’eccellenza mondiale di tanti ricercatori. Non sfruttare questa occasione sarebbe una tragedia -sostiene Bordignon .
ASCOLTA L’INTERVISTA (mp3)
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The peer review master
Qualche anno fa Antonio Scarpa era un promettente precario all’Università di Padova. Stufo della vita grama dell’accademia italiana, è emigrato negli Stati Uniti, dove ha fatto strada: dal 2005 è direttore del Center for Scientific Review (CSR) al National Institutes of Health (NIH). Per capirci, si tratta del centro che gestisce l’intero processo di peer-review dell’NIH, il riferimento mondiale per chi si occupa di selezione e finanziamento dei progetti scientifici. Tony, in visita in Italia per un breve periodo, non ha parole tenere per il sistema accademico del nostro paese, e ha ragione. In questo video, girato durante una recente lecture al CNR, Tony Scarpa racconta il suo lavoro. Vi consiglio vivamente di guardarlo. Alla pagina del CNR trovate anche la sua presentazione in pdf.
Se il filmato
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Divulgazione Scientifica.it al Klima Day
Come può la divulgazione contribuire a informare e sensibilizzare il pubblico sul tema dei cambiamenti climatici? Interverrò su questo tema durante il Klima Day, una maratona radiofonica in onda il 21 Marzo su Radio Kiss Kiss . Parteciperanno numerosi esponenti della politica, dello spettacolo, scienziati e divulgatori. Sarò lieto di recepire i vostri commenti prima e dopo la maratona.
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Ricerca in Italia: vorremmo soltanto un sistema normale
Politiche della ricerca e fuga dei cervelli: cosa c’è di anomalo nel sistema italiano? Ecco l’intervento di Tullio Pozzan, uno dei pochissimi italiani invitati a fare parte della prestigiosa National Academy of Science Statunitense, durante la conferenza stampa della Convention Telethon 2007.
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